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I dipinti della Galleria Borghese

I dipinti della Galleria Borghese

I dipinti della Galleria Borghese
A cura dell'Associazione Culturale Informadarte

Prefazione del Prof. Claudio Zambianchi

Quando ero ragazzino, negli anni sessanta, le mostre e i musei li andavo a vedere con i miei genitori, seguivo i loro ritmi e le loro passioni, tenendomi le mie: mi piacevano di più i paesaggi degli olandesi e dei fiamminghi, pieni di particolari - foglie, cortecce, figurette di pastori, di contadini e di mugnai - di quelli degli impressionisti, in cui la nuvola di colore stentava a comporsi in un'immagine della natura per me comprensibile.
A Vienna, avevo dieci anni, mi piacquero più i mesi di Brueghel dell'Allegoria della pittura di Vermeer; e Bosch mi piaceva come e più di un cartone animato: ogni mostro ben delineato, con un ruolo preciso in commedia.
Negli anni settanta le cose cominciarono a cambiare. Non per me, a quel punto adolescente, con una qualche passione per l'arte che mi portò a studiarne la storia (e, forse, a capire finalmente gli impressionisti); ma per quelli nati una decina d'anni dopo di me.
Si cominciava allora a lavorare con le scuole: gruppi di ragazzini intruppati, condotti in genere dalle maestre e dai maestri o dai professori di scuola media inferiore, visitavano le mostre e i musei romani: sin lì templi del silenzio e della buona educazione, quei luoghi iniziavano a popolarsi di voci, colori, aromi non ortodossi.
Tenere a bada torme di ragazzini vivaci non è impresa di poco conto: ricordo professoresse avvelenate apostrofare il Franti di turno con frasi come: "Paolozzi [il nome è di fantasia], domani in classe facciamo i conti". E rammento, come fosse ieri, anche un altro episodio riguardante una coppia di ragazzine parte di una disciplinata scolaresca, che da uno dei comuni dell'Emilia rossa veniva a visitare una mostra di paesaggio classico francese del Seicento a Villa Medici: di fronte a un quadro raffigurante Cefalo e Procri nei pressi di un torrentello una delle due fa "Ma cos'è 'sto Procri?": a corto di nozioni di ittiologia, e specialmente delle differenze tra i pesci d'acqua dolce e quelli d'acqua salata, su Cefalo la ragazza stava tranquilla: secondo lei nuotava con le trote in mezzo alla corrente.
Insomma, per far capire a un bimbetto o a una ragazzina un'opera d'arte - capire è una parola forse troppo grossa, anche per gli adulti e, magari, addetti ai lavori: meglio, all'inglese, apprezzare -, perché uno scolaro dell'asilo, delle elementari o delle medie apprezzi un quadro, un disegno, una scultura non basta portarlo in un museo o alle mostre. Bisogna far sì che si crei per quell'opera un posto nella sua mente, sufficientemente contenuto perché di quel quadro, o scultura, rimanga traccia, sufficientemente plastico perché col passare del tempo quello spazio si ampli e i bambini, diventati ragazzi, poi uomini e donne, abbiano il loro museo interno di riferimento: non ha costi materiali, si arricchisce più rapidamente di qualsiasi museo del mondo, porta ad apprezzare anche le novità, serve all'anima - laicamente intesa - per trovare la "buona poltrona" di Matisse, o il tormento di Pollock; a dipendere dai momenti vi si possono trovare immagini che fanno da specchio alle emozioni più diverse. Prima nasce questo spazio e meglio è: ha più tempo di ampliarsi e di arricchirsi; ma costruirlo, specie nella mente dei bambini, è molto difficile. Il posto c'è, ma si tratta di trovare una via d'accesso.

In questa guida di Informadarte alle collezioni della Villa Borghese l'attenzione dei bambini è condotta anzitutto sul padrone di casa, il cardinale Scipione Borghese, e poi su alcune opere maggiori, attraverso strade variate: si capisce l'importanza dei dettagli nelle immagini perché nella riproduzione de L'amor sacro e l'amor profano di Tiziano contenuta nel libretto alcuni particolari sono stati tolti, e il bambino è chiamato a verificarne l'esistenza nel dipinto reale.
Tramite il Davide e Golia di Caravaggio si raccontano assieme un'antica storia della Bibbia e la più recente vicenda del pittore che, condannato a morte, dà alla testa di Golia le sembianze della propria.
Attraverso la Danae di Correggio si comprende quanto la mitologia sia stata la fonte di tanti quadri del passato (e diventa quindi possibile pensare che Cefalo non sia sempre un pesce o Narciso sempre un fiore).
E poi, ad ogni immagine della guida si collegano i giochi: quasi invariabilmente si invitano i piccoli a disegnare: si capisce così non solo quanto è difficile fare un buon disegno, ma anche che per mezzo di una matita o di un pastello il bianco della carta può iniziare a popolarsi di oggetti e di creature.
La mente dei bambini comincia così ad accogliere nuovi modi di fare e di pensare.
Che alcune delle studentesse a me più care, come Claudia e Laura - due delle autrici di questa guida -, si dedichino da tempo a un lavoro pedagogico così fine e delicato, e lo facciano bene (non lo dico io, lo dice mio figlio Francesco, di nove anni) è un motivo di gioia, professionale e umana.
Certo, hanno un compito più difficile del mio: io insegno a giovani donne e uomini e quello spazio, catapecchia o cattedrale che sia, è in buona parte già costruito. Claudia, Laura e gli altri autori e autrici di questa guida pongono, invece, le fondamenta.
Prof. Claudio Zambianchi

 

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